Antar Ibn Shaddad

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  Le Mu'allaqat. La tradizione araba è particolarmente legata alla poesia preislamica, ove la narrazione poetica raccoglie i poemi più celebri; poesie tanto belle che si dice fossero destinate alle pareti della Mecca. Mu'allaqat in arabo significa infatti"appese". Tra questi poeti compare Antar Ibn Shaddad, figura epica e cavalleresca  noto ai posteri per la versione romanzata di Antar e Abla. Tra mito e leggenda. Come accadde per moltissimi esponenti della tradizione letteraria del Golfo Persico, ancora una volta poesia, romanzo, mito e leggenda sembrano fondersi in un unico hekayat, in cui i nomi dei protagonisti riecheggiano, sopravvivendo alla clessidra del tempo. Ciò divenne possibile solo grazie alla tradizione orale dei cantastorie,che conseguentemente a epoche diverse,  aggiungevano o enfatizzavano gli eventi delle trame dando così vita a molteplici versioni. Ma il protagonista del racconto di oggi, (sebbene poco si sappia storiograficamente e molto si celebri...

Il "githra".

Eccoci al nostro consueto excursus culturale di uno dei paesi che ormai più di tutti continua ad attirare la mia attenzione 🇶🇦 ✨
Vi sarebbe da stilare una classifica di libri su come il modo di indossare determinati accessori affonda le sue radici culturali nella storia dei popoli e della loro cultura.
Ma vi sono paesi che più di tutti e specie in Oriente, determinano una vera e propria identità nell'indossare alcuni capi di vestiario.
In Cina ad esempio vi è la credenza che l'abito condizioni profondamente chi lo indossi, e un intero capitolo dedicato all'importanza del proprio abbigliamento fu scritto nel celebre libro Lezioni spirituali per giovani samurai, di Yukio Mishima.

Potrebbe sembrare strano come ad esempio un bianchissimo kandura con il suo copricapo, a molti occidentali potrebbe non rivelare nulla mentre quest'ultimo che prende il nome di githra, scritto talvolta anche ghitra o guthra a seconda dei casi di pronuncia, ha un suo  significato a seconda del colore e della sua fattura.

                      In Qatar 🇶🇦 
Il githra bianco assume il significato della purezza e ovviamente viene abbinato al bianchissimo kandura.
I kandura (o thobe) vengono fatti su misura da sapienti artigiani e la loro fattura rivela lo status sociale di chi lo indossa, con variazioni di dettagli che solo un occhio attento può cogliere. 
Il githra con i tasselli di colore rosso e beige (tipico qatariota) é un omaggio alla nazione.
Rivela di amare il proprio paese mentre quello nero e bianco, simbolizza la libertà; 
sebbene quest'ultimo sia in realtà originario della Palestina e la trama ricorda le antiche reti da pescatore e il legame con il mare.
I dettagli di ricamo o di stendardi sulla stoffa altresì rivelano la tribù di appartenenza o il casato reale.

Vengono indossati, specie il githra a motivi rossi e bianco e quelli con particolari stemmi, per specifiche festività o eventi; come il Qatar Day o durante la danza delle spade (ardha). 
Di fatti la stessa danza veniva celebrata per rinnovare il giuramento di tutte le tribù, e oltre le bellissime spade, spesso si notano i githra con particolari stemmi sulla stoffa, che assumono particolare importanza.

In Arabia Saudita 🇸🇦

In Arabia Saudita l'equivalente del githra é lo shemagh   con i tipici tasselli di colore rosso a sottolineare l'identità culturale e le proprie radici. 
Di regione in regione, i sauditi riconoscono a seconda del particolare shemagh ad esempio, l'appartenenza tribale. 

Emirati Arabi Uniti 🇦🇪

Negli Emirati il githra é invece bianco, abbinato al tipico kandura dello stesso colore, che ricordiamo a differenza della thobe saudita o qatariota, non possiede il colletto.
Per il bisht (il mantello tradizionale) i colori vengono scelti a discrezione di gusto di chi lo indossa, nelle variazioni del nero, crema o nocciola.
Il bisht è indossato in tutti e tre i paesi appena menzionati, in occasioni speciali come i matrimoni ad esempio e nello specifico, dai dignitari politici e dai reali.

Sicuramente non é passato inosservato, il bisht donato dall'emiro del Qatar a Lionel Messi ⚽️ 🏆 in occasione dei Mondiali di Doha 2022 come simbolo di prestigio.
Il githra poggia il più delle volte su un copricapo tipico del mondo musulmano di colore bianco mentre la corda nera fatta di peli di cammello e ripiegata su se stessa a modi "otto" prende il nome di alag.

Sempre durante un altro evento sportivo come l'Asian Cup 2025, ⚽️🏆 lo sceicco Jassim bin Hamad Al Thani fratello e rappresentante ufficiale dell'emiro del Qatar; innalzò il proprio alag al cielo verso il pubblico, gesto che i giornali locali riportarono come un tributo alla propria nazione. 🇶🇦 

Direi che il githra, o lo shemagh con i propri kandura o thobe, insieme al bisht e come vediamo anche all'alag rivelano un'identità  culturale ben precisa.

Anche l'alag a seconda dello spessore e della fattezza esprime il grado di importanza di chi lo indossa, mentre il tipo di tessuto di ogni capo, varia a seconda della stagione.
In inverno o autunno le thobe possono avere colori scuri, dal nero al marrone, di solito per tenere il calore, mentre githra e shemagh variano solo il tipo di tessuto.

Spero abbiate gradito questo viaggio nella cultura araba, sempre molto sfaccettata anche nei propri codici d'abbigliamento.


 Grazie  da:

Comments

  1. Replies
    1. Si potrebbe dire l'ispirazione dal post numero uno!

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  2. Interesting info about the Qatari dress code.

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  3. Thanks Sami; it is really nice to see how much a little detail can tell so much about a country.

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